Daphne Caruana Galizia e la fine dell’innocenza

This is the first of some contributions written by ALDE Party individual members who are also journalists about the murder of their Maltese colleague Daphne Caruana Galizia. The one that follows is the opinion of Massimo Ricciuti, from Italy. He focuses on the investigation the journalist was doing and the fact that she had discovered evidence of financial irregularities and general corruption involving some of the most powerful people of the island.

Daphne era una giornalista. Una di quelle toste. Sembrava uscita da un film del tipo “Tutti gli Uomini del Presidente” (tratto dallo scandalo Watergate che porto alle dimissioni, a opera di un’inchiesta di due giornalisti, del Presidente USA Nixon). Il suo era un giornalismo d’attacco, un giornalismo odiato perché ha come scopo quello di raccontare la verità, di scavare sottotraccia, di vedere oltre quella che viene definita la “società post-truth”.

Inoltre, Daphne era una donna. Una donna pericolosa, una donna che si permetteva di fare inchieste anche sul Presidente maltese Muscat! Insomma, Daphne Caruana Galizia era una giornalista, donna, e non aveva paura. Un esempio. Nella giornata di lunedì 16 ottobre aveva scritto sul suo seguitissimo blog le seguenti parole: “Ci sono corrotti ovunque, la situazione è disperata!”.

Da alcune settimane era oggetto continuo di esplicite minacce di morte. Particolarmente aumentate nel tono e nella violenza specialmente dopo che aveva trovato prove evidenti del coinvolgimento diretto della famiglia del primo ministro Joseph Muscat in traffici e finanziamenti illegali finanche provenienti da Paesi come l’Azebargian. E inoltre di  presunti traffici di carburante che legano la mafia italiana, Malta e Libia e  che coinvolgono gente importante, persino un ex calciatore della squadra maltese di calcio.

Ma nella società attuale, dove la “Percezione” degli accadimenti si impone sul “Principio di realtà” non può esserci spazio per una giornalista, donna, che ha come scopo proprio quello di svelare trucchi e imbrogli.

Daphne Caruana Galizia, giornalista di Malta è stata uccisa nella giornata di un caldo inizio settimana nel suo Paese, Malta. Ha scritto alcune allarmanti frasi, è salita in automobile e immediatamente è saltata in aria. Come si permette una giornalista (categoria tanto odiata e impopolare finchè qualche professionista non ci lascia le penne)  di scavare  dietro la società “post-truth?

Come si permette di studiare a fondo carte e documenti e cercare persino conferme ai propri sospetti, senza limitarsi, come in modo ambiguo molti fanno, a limitarsi ad urlare contro l’establishment e basta?  Come si permette di fare il contrario  di una qualsiasi populista, di quelle persone che vanno tanto di moda oggi e  che usano riempire le piazze affermando genericamente che “tanto sono tutti uguali”?

Come si permette questa giornalista di fare il proprio mestiere e che ci fa riflettere che bisogna smettere di “sentirci” assolti quando invece siamo tutti coinvolti? Tante domande. Come tante se ne faceva Daphne.

Già il nome diceva tutto. Un nome mediterraneo. Un nome spagnolo. Era il cognome del marito dal quale aveva avuto tre figli. E poi il suo aspetto, lei era maltese ma emanava un’aria “almodovariana”, sfacciata e sfrontata. Bruna. Soffice ma dura. Una che non si spezza ma sa come flettersi nelle pieghe della complessità.

Nel suo blog “Running Commentary” aveva scritto tutto. Questioni di tangenti e petrolio. Di conti opachi. Nomi di politici potenti…e poi quello del primo ministro Muscat… Ma quello per cui, forse, è stata uccisa, rimane lì. Tutto leggibile.  Finchè qualcuno oltre a fare “bang” farà “click”…

Ma, speriamo, anzi, siamo sicuri che le inchieste di Daphne verranno portate avanti e riprese comunque. Una ragazza, un giovane, un gruppo, una moltitutine non smetterà di scavare e raccogliere l’eredità di questa grandissima giornalista….finchè ogni angolo, ogni rivolo, ogni interstizio non verrà setacciato in nome della verità.

Mai come adesso c’è bisogno di trasparenza. Ma non quella gridata, ma quella che si basa sulla fatica vera. Senza alzare la voce ma neanche senza abbassare il tiro.La realtà non ha paura di nessuno.

Massimo Ricciuti

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