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IL POPULISMO, IL FASCISMO E IL MEZZOGIORNO IN UN’EUROPA CHE CAMBIA

In this blog post (in Italian) Massimo Ricciuti describes the situation in Italy, the return of ‘fascist’ ideas and possible liberal solutions. Furthermore, he explains the particular situation in Southern Italy

In queste settimane, immediatamente successive alla tornata delle elezioni amministrative in Italia,  alle presidenziali e successivamente alle legislative francesi (oltre quelle inglesi) sono emerse questioni drammaticamente importanti che ci toccano da vicino. C’è una crisi generalizzata delle istituzioni democratiche, è vero e tale crisi fa immediatamente affrontata. Ma il punto più preoccupante che è emerso in questi giorni è la sfacciata ricomposizione di gruppi e forze politiche dichiaratamente fasciste. Purtroppo la questione è generalizzata e coinvolge tutta l’Europa.  E’ quindi quanto mai urgente porsi il problema di “quale Europa” ci sia bisogno.

Cambiare per superare la ‘transizione permanente’

E’ ormai acclarato che siamo definitivamente entrati in quella che si chiama “fase di transizione permanente”. La qual cosa ci pone di fronte a rimetterci continuamente in discussione come cittadini di un’Europa che se vuol davvero essere all’altezza delle sfide della contemporaneità deve fare del “cambiamento” il suo elemento distintivo. Il cambiamento (o anche crisi) è parte fondamentale della vita dei singoli ma anche delle istituzioni. Ma il cambiamento spesso fa paura e non è un caso che il sentimento dominante oggi è la paura. Le società contemporanee sono afflitte da questa sensazione di incapacità di affrontare il nuovo e ecco che trovano terreno fertile forze politiche e gruppi che si reggono proprio sulla paura. Ma abbiamo il dovere della memoria. E deve essere sempre presente la cognizione che le peggiori dittature sono diretta espressione dell’incapacità dei singoli e delle istituzioni di reagire positivamente alle fasi di crisi (cambiamento). Dalla Brexit all’Ungheria, dal fenomeno Le Pen fino allo scampato pericolo populista in Olanda e continuando fino all’Italia si può dire che l’Europa si sia battuta con tenacia impedendo l’imporsi di una egemonia reazionaria e illiberale. Ma è vero che nel frattempo elementi di forte preoccupazione si sono palesati in tutti i Paesi membri della UE. Non nascondiamoci dietro allo scampato pericolo…perché qualcosa che brucia c’è, e solo un’ Europa rinnovata e più forte può far fronte a segnali spesso intollerabili e sfacciati. Un’Europa che spesso è proprio il bersaglio principale di sovranisti di ogni risma. Per esempio, non è casuale quello che sta accadendo in Italia oggi.

Il ritorno di nostalgie ‘fasciste’  e come superarle

Proprio in questi giorni si sta discutendo, in Parlamento, della possibilità di estendere il reato di apologia del fascismo anche su web e di inasprire le pene per chi commette tale reato. La reazione delle destre populiste (Salvini, Fratelli d’Italia e il Movimento Cinque Stelle di Grillo) sì è subito fatta sentire. Tra l’altro in questi partiti vi sono molti assessori, consiglieri comunali e regionali che non fanno mistero di inneggiare a Benito Mussolini e al nazifascismo.

Credo di non essere il solo a essere preoccupato per tutto questo.

Di sicuro si tratta dell’ennesimo fenomeno che segnala una debolezza di tenuta della forma della democrazia rappresentativa e dei suoi meccanismi di funzionamento ma anche di una sensazione di lontananza delle istituzioni che devono rispondere a nuove urgenze che la contemporaneità richiede.

Però risulta evidente che esiste una questione “fascista” , in Italia, mai metabolizzata e risolta. E’ come se ci fosse una sorta di “rimozione” psicologica…. E spesso accade che chi si macchia del reato di apologia del fascismo non viene perseguito ma tollerato. Questo fa pensare che in fondo questo Paese non abbia mai affrontato realmente il ventennio fascista e forse ne abbia quasi nostalgia!

Mussolini viene ricordato come un “nonno” severo e nulla più dalla maggior parte degli italiani,  la cosa è drammatica.

Per questo occorre subito smettere di rincorrere i populisti e le loro tematiche. Occorre puntare sull’Europa come propulsore di democrazia e civiltà. Occorre rilanciare l’open society contro i sovranismi di ogni tipo.

La ‘Questione meridionale’: clientele da superare

Esiste, inoltre, un’altra questione che riguarda il mezzogiorno d’Italia e il ruolo che dovrebbe avere in un’Europa che sia protagonista dei cambiamenti che riguardano i Paesi che affacciano sul Mediterraneo. Un’Europa che sappia governare i cambiamenti e che stimoli e sproni zone come il sud-Italia a essere partecipe del presente e artefice del proprio futuro e non vittima di ataviche cattive abitudini e atteggiamenti conservatori. E’ proprio dalla presa di coscienza delle proprie possibilità che il sud e i Paesi mediterranei potranno (nel medio periodo) essere un volano per  tutta l’Europa visto il ruolo che potrebbero avere su un’area in cui gli scambi commerciali, culturali e economici offrono ambi margini e occasioni di sviluppo e crescita. Ma il Mezzogiorno di Italia la smetta di perpetuare modelli di governo locale plebiscitari, peronisti e clientelari! Abbia la forza di scommettere su se stesso e sulle proprie capacità di saper attrarre investimenti. Dimostri di saper sfruttare le sue naturali risorse e “faccia sistema” con il resto del Paese e si faccia parte propulsiva di un nuovo progetto di rilancio europeo che parta dal mediterraneo…. E vedrete che con un po’ di rigore e una decisa assunzione di responsabilità il sud potrà essere nel giro di un decennio l’esempio di un nuovo modo di fare impresa. Un ponte di opportunità per tutta l’ Europa. Un ruolo strategico (non è un caso che la base NATO di Napoli sia stata scelta come riferimento europeo per la lotta al terrorismo)

A patto che si smetta con nostalgie nefaste…

Massimo Ricciuti

European Liberal Democrats, from Federation to Party: More than the sum of its parts

In this blog post, Daniel Tanahatoe, describes the history of the ALDE Party, focusing on the direct involvement of citizens, namely on the individual membership of the party, which today counts more than 2500 members instead. Finally, Daniel discusses the role of individual members and their goals.  Continue reading European Liberal Democrats, from Federation to Party: More than the sum of its parts