L’Europa e le sfide dei flussi migratori: Alde Individual Members ne hanno discusso a Roma

In this new contribution, in Italian, Marco Ajello talks about an event organized by Alde Individual Members  and Radicali Italiani about Europe and migration flows. Among the speakers were Emma Bonino, former European Union Commissioner and former Minister of Foreign Affairs; Benedetto Della Vedova, Under-Secretary of the Ministry of Foreign Affairs and founder of the pro-EU movement Forza Europa; Andrea Mazziotti, current chairman of the Commission for Constitutional Affairs, and, finally, Radicali Italiani president  Antonella Soldo. Due to the exceptional nature of this event, we have decided to publish a longer contribution than we usually permit

Alde Individual Members  insieme col parlamento europeo e di concerto coi Radicali Italiani ha organizzato una conferenza sul tema politico sicuramente più sensibile al momento, ovvero quello della gestione dei flussi migratori. Moderato da Antonio Stango, coordinatore italiano degli Alde Individual Members, l’incontro ha visto la presenza di Emma Bonino, già Ministro degli Esteri e commissario Europeo, dell’attuale presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, Andrea Mazziotti, di Benedetto della Vedova, sottosegretario agli Esteri, della presidente radicale Antonella Soldo; di Gianna Radiconcini, presidente onorario del Partito d’Azione, di Marc Hartwig, leader del team Hotspot Italia e di due studiosi del settore come Giuseppe Morgese e Nadan Petrovich, oltre a Riccardo Scarpa della Lega Italiana diritti dell’uomo.

Il quadro generale italiano

L’immigrazione non è un fatto nuovo e se nel nostro paese è un fatto recente, di certo le migrazioni sono avvenute dal nostro paese e in alcuni momenti sono stati elemento caratterizzante, senza dover pensare all’epoca dei regni romanobarbarici, la stessa Roma si sviluppa col contributi di diverse popolazioni, compresi gli etruschi, che probabilmente nemmeno erano di lingua indoeuropea; e ovviamente senza dimenticare le colonie greche o fenicie lungo le coste meridionali. La stessa Epica che doveva celebrare il natale di Roma tratta della storia di un migrante anatolico che fugge col padre e il figlio dalla guerra e trovando l’amore e il progetto di vita nella penisola.

Oggi globalmente nel mondo ci sono 230 milioni, 3% della popolazione mondiale, un sociologo austriaco rovesciò la questione ponendosi invece il quesito “come mai il 97% delle persone non si sposta?” Gli stati nascono entità di sovrano che posseggono sudditi e terre e in tal senso le varie modernizzazioni non cambiano tale sostanza. L’ultimo millennio si caratterizza contro gli spostamenti di massa e anzi i dissidi fra diversi gruppi etnici sono stati spesso alla base degli sconvolgimenti e della creazione di nuovi assetti. In questa cornice si sviluppano i principi sul “diritto di emigrare” degli individui, che non si traduce in qualche obbligo a ricevere immigrazione. La convenzione di Ginevra del 1951, sottoscritta da una trentina di stati sovrani  aveva in mente soprattutto la problematica di singoli individui e si preoccupavano per i perseguitati dagli stati di origine (siamo nel pieno della guerra fredda): quindi non si trattava di emigrazioni di massa e si poggiava unicamente sulla persecuzione di enti statali. Il ministro Gava firmò le prime riforme in merito e da allora non sono sostanzialmente cambiate: la legislazione cittadinanza è del 1992, quella dell’asilo del 2002, ma riprende una legge del 1990). Oggi dunque viviamo col paradosso di fare un’accoglienza che pare fine a se stessa, e solo dopo anni cominciamo a chiedere all’immigrato cosa sa fare (e senza permesso di soggiorno gli è vietato chiedere un lavoro standard). Abbiamo un’immigrazione sostanzialmente irregolare, anche perché non abbiamo offerto un’immigrazione regolare credibile. Andare nel consolato del proprio paese per  informarsi per trovare un imprenditore o uno sponsor italiano nasconde una mentalità da pianificazione statale assolutamente fuori da ogni buon senso: il mercato produce le occasioni di lavoro, non gli stati, soprattutto in paesi c un forte terziario avanzato.

La situazione attuale.

Dopo le tragedie in mare nel 2015 la UE decide di regolamentare la problematica  (l’agenda europea dell’immigrazione: evitare i morti, ridurre immigrazione irregolare,  arrivare a una politica comune di asilo, una nuova politica di immigrazione legale e rafforzare i rapporti coi paesi di origine); l’obiettivo era  creare una eccezione temporanea agli accordi di Dublino. La commissione, per ingraziarsi i paesi membri, ha premuto per l’uso sistematico del fotosegnalamento, per garantire a ogni paese la conoscenza sugli arrivi. Il sistema italiano di accoglienza è però saturo: non si può garantire la gestione completa nei 5 hotspot destinati e si compensa con varie strutture emergenziali.

Gli accordi di Dublino prevedono che la richiesta degli immigrati debba avvenire nel paese di primo approdo. L’Italia firmò a cuor leggero, perchè in quel momento lo scenario vedeva come avamposto la Germania rispetto alle rotte via terra nella Mitteleuropa. Il problema vero non sono gli sbarchi, bensì la società multiculturale: problemi quindi non solo di casa e lavoro, ma anche di pari opportunità; e se non ci è chiaro lo scenario, il rischio è che ci scoppi tutto addosso.

L’intervento di Andrea Mazziotti

Di rilievo l’intervento di Andrea Mazziotti, promotore con Bonino, Della Vedova e Magi della nuova lista ‘+ Europa’: “In Parlamento- ha spiegato-non ha avuto vita facile la risoluzione del 2016 dell’europarlamento sulla raccomandazione all’istituzione di un meccanismo in materia di democrazia, stato di diritto e diritti fondamentali. Da parametri valori a norme, ma di fatto in parlamento si rovescia lo schema. Si parte  dal problema, da quello che ci piacerebbe e dopo si cerca di adattare con le norme: prima vediamo di cosa sono contenti i cittadini. Il problema in ambito Parlamentare è la mancanza dei giusti interlocutori nelle sedi istituzionali. Ed inoltre quella delle modifiche alle norme sull’asilo politico è questione marginale nonostante si parla solo di quello. Quanto alla revisione del trattato di Dublino, è stata bocciata dall’Italia, sia perché l’onere rimane in gran parte nel paese di primo approdo, che avrebbe dovuto comunque fare una revisione preliminare di ammissibilità, lasciando quindi un sovraccarico a tali paesi; sia per la gestione con gli altri paesi membri, che di fatto legittimava la non ricezione di individui in cambio di minori trasferimenti di denaro, esplicitando di fatto un valore monetario del migrante. Secondo correttezza, si dovrebbe sollevare la questione partendo all’articolo 7 del trattato e cacciare gli stati membri reticenti. La Commissione stessa persiste nell’usare strumenti giuridici deboli, per potersi riservare maggior  discrezionalità e di comune accordo coi governi soppianta l’Europarlamento e i suoi strumenti democratici e legali. Tutta la gestione dell’immigrazione di fatto è avvenuta al di fuori di trattati stipulati con altre nazioni sovrane, gli accordi dei singoli governi con la Turchia sono un esempio. E in Libia è ancora peggio, considerando che gli accordi non sono neppure con una realtà statuale radicata sul territorio, ma solamente vari clan e gruppi di potere al di fuori di qualunque controllo giuridico”.

Contro una nuova Lega delle nazioni

“Usiamo strumenti giuridici deboli quando ci va di mezzo la vita delle persone- prosegue Mazziotti – Viene da domandarsi a che serve l’inchiostro usato per le leggi che sanciscono dei valori. La riduzione di sbarchi di cui si vanta la commissione è meramente trattenuta nei paesi prospicienti il mediterraneo in strutture che non dobbiamo aver paura a chiamare Lager, intesi come luoghi al di fuori di controlli terzi e quindi latori di qualunque violenza. Al di là dell’Italia, al di là dell’Unione Europea, dobbiamo porci una questione di stato di diritto, anzi proprio di “pianeta di diritto”, argomento per il quale l’ONU dovrebbe essere la principale tematica, che purtroppo ultimamente ha cominciato a ritrarre l’espansione dei diritti umani a favore di una novella edizione della lega delle nazioni. Questo è il sovranismo: persone che vogliono chiudere il ciclo produttivo e riproduttivo. Se è vero che con liberalismo economico lì dove arrivano le merci non arrivano cannoni, è altrettanto vero che dove non si fanno arrivare le persone si dovrà perlomeno dare delle prospettive di sviluppo. E lo sviluppo non funziona dall’alto, se non per la creazione di norme e di progetti di massima. La crescita reale avviene con le singole decisione di ogni singola “formichina umana” che abita questo pianeta: solo i risparmi degli immigrati può portare benessere autentico nelle popolazioni in ristrettezze economiche. Dagli accordi di Helsinki (1975) fino all’attentato alle Torri Gemelle (2001) il mondo ci ha fatto credere in una progressiva e inarrestabile aumento dei diritti individuali. La diminuzione del lavoro e soprattutto del suo valore economico al di fuori delle figure ultrapicali,  ha smantellato il potere della media borghesia che è il contropotere diffuso contro i soprusi delle entità statuali e non. La  morbidezza con la Cina dopo i fatti di Tienanmen han garantito essa di diventare potenza mondiale, e ora persino prepotenza mondiale. Siamo sempre più mondo fatto di governatori in stile George Wallace, nel suo discorso di insediamento nel 1963 invocò “segregation now, segregation tomorrow, segregation forever” (segregazione ora, domani e sempre). Per questo non bisogna far passare sotto gamba queste problematiche: c’è in gioco oltre all’assetto delle nostre città, anche proprio la nostra rappresentanza e diritti e valori che consideriamo base e fine della civiltà”.

Marco Ajello

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